Prevenzione incendi: 10 errori da evitare per migliorare la sicurezza

21 apr 2026

Prevenzione incendi: 10 errori da evitare per migliorare la sicurezza

Molti problemi di prevenzione incendi nascono da errori quotidiani che non devono essere sottovalutati. Ecco i più frequenti.

Una strategia di prevenzione incendi efficace non si esaurisce con l’installazione dei dispositivi.
I problemi più frequenti nascono dopo: controlli rimandati, documenti non aggiornati, uscite di emergenza ostruite, personale che non sa come intervenire.

La sicurezza antincendio funziona quando manutenzione, organizzazione e comportamenti quotidiani restano allineati. Se uno di questi elementi salta, anche un impianto avanzato può perdere efficacia.

In ogni contesto, dall’azienda manifatturiera alla struttura aperta al pubblico, prevenire significa gestire bene ciò che succede ogni giorno. Vediamo quali sono gli errori da evitare.

Prevenzione incendi: le omissioni sulla manutenzione

La manutenzione è il pilastro della prevenzione incendi. Dispositivi installati correttamente ma non controllati nel tempo perdono efficacia e, in caso di incendio, possono non funzionare. I tre errori più comuni in questo ambito riguardano estintori, impianti fissi e documentazione.

#1 Inosservanza delle scadenze UNI 9994-1 sugli estintori

La norma UNI 9994-1 definisce le periodicità di controllo, revisione e collaudo degli estintori. Queste scadenze non sono uguali per tutti i dispositivi: variano in base alla tipologia di estintore, all’agente estinguente e alle caratteristiche costruttive. Quindi, è un errore gestire la manutenzione con scadenze generiche o non aggiornate.

Saltare anche una sola scadenza significa avere un dispositivo che potrebbe non funzionare al momento del bisogno. La manutenzione deve essere eseguita da tecnici qualificati e registrata nel Registro dei Controlli.

#2 Mancata verifica prestazionale degli impianti fissi

Sistemi sprinkler, reti idranti e impianti di rivelazione devono rispondere agli standard UNI EN 12845, UNI 10779 e UNI 11224.

Un errore comune è limitarsi a un controllo visivo, trascurando le prove di portata, pressione e il test reale dei sensori. Senza manutenzione specialistica, l’impianto perde affidabilità e può non garantire la prestazione attesa in caso di incendio: dal rilevamento tempestivo alla corretta erogazione dell’acqua o dell’agente estinguente.

#3 Registro dei Controlli assente o incompleto

Il Registro dei Controlli serve a tracciare sorveglianza, controlli periodici e manutenzione dei presidi antincendio. Nei luoghi di lavoro deve essere tenuto e aggiornato secondo quanto previsto dal D.M. 1° settembre 2021. Un registro assente, incompleto o non coerente con gli interventi eseguiti rende più difficile dimostrare la corretta gestione della sicurezza antincendio e può generare rilievi in caso di verifica ispettiva.

Gestione del rischio e organizzazione umana

La tecnologia è inefficace se non supportata da un modello organizzativo coerente con il carico d'incendio e le caratteristiche degli occupanti. I tre errori più frequenti riguardano la pianificazione dell'emergenza, la formazione del personale e la gestione degli spazi comuni.

#1 Piano di Emergenza statico o non contestualizzato

Il Piano di Emergenza non è obbligatorio in ogni contesto, ma diventa necessario nei casi previsti dalla normativa. Ad esempio, in molte attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, nei luoghi di lavoro con almeno 10 lavoratori o aperti al pubblico con oltre 50 persone presenti contemporaneamente. Negli edifici di civile abitazione oltre 12 metri, invece, si applicano specifiche misure di gestione della sicurezza antincendio, che variano in base all’altezza dell’edificio.

Quando previsto, il Piano di Emergenza definisce le procedure da seguire in caso di incendio: chi coordina l’evacuazione, quali percorsi seguire, dove si trova il punto di raccolta. Senza questo documento, il personale e i residenti non sanno come comportarsi e il rischio di comportamenti errati durante l'emergenza aumenta.

#2 Personale e addetti senza formazione specifica

La formazione dei lavoratori e degli addetti deve essere proporzionata al rischio reale dell'attività, come stabilito dal D.Lgs. 81/2008. Ignorare questo aspetto significa disporre di figure formalmente nominate, ma tecnicamente incapaci di gestire l'emergenza. In particolare:

  • Livello di formazione – la preparazione degli addetti antincendio deve essere coerente con l’attività svolta e con il livello previsto dal D.M. 2 settembre 2021. Non esiste una formazione valida per tutti: contenuti, durata e prove pratiche cambiano in base al contesto operativo.

  • Capacità operativa – un lavoratore non formato non sa utilizzare un estintore, non conosce le vie di esodo e non è in grado di intervenire correttamente nelle fasi iniziali di un incendio.

  • Aggiornamento obbligatorio – la formazione va aggiornata con periodicità prevista dalla normativa e ogni volta che cambiamenti organizzativi, impiantistici o di layout richiedono un adeguamento delle procedure interne.

#3 Compromissione delle vie di esodo e della segnaletica

Le vie di esodo devono essere sempre libere e chiaramente segnalate. L'uso dei corridoi come depositi o la presenza di uscite di sicurezza bloccate sono violazioni gravi del D.M. 3 agosto 2015. In caso di incendio, un percorso di evacuazione ostruito può impedire l'uscita in sicurezza.

La segnaletica deve essere chiaramente visibile, comprensibile e collocata in modo coerente con i percorsi di esodo. Dimensioni, posizione e riconoscibilità devono permettere un’individuazione rapida anche in condizioni critiche, mentre l’esodo in assenza di illuminazione ordinaria deve essere supportato da adeguati sistemi di illuminazione di sicurezza.

Inoltre, la verifica dello stato delle vie di esodo deve essere inclusa nei controlli periodici dell'edificio.

Conformità normativa e protezione passiva

La protezione passiva e la validità dei titoli autorizzativi sono i binari su cui viaggia la legalità dell'intera struttura. I quattro errori che seguono riguardano la conformità documentale e strutturale. Sono spesso il risultato di una conoscenza parziale della normativa o di interventi edilizi non accompagnati da un aggiornamento della documentazione antincendio.

#1 Omessa o tardiva presentazione della SCIA Antincendio

Per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, la SCIA antincendio deve essere presentata prima dell’avvio dell’esercizio e ogni volta che intervengono modifiche rilevanti sotto il profilo antincendio. La scadenza quinquennale riguarda invece l’attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio, da presentare nei casi previsti dal D.P.R. 151/2011.

L’omessa presentazione della SCIA antincendio o del rinnovo periodico, quando dovuti, può comportare le sanzioni penali previste dall’art. 20 del D.Lgs. 139/2006. Per questo la conformità documentale non va gestita come una formalità amministrativa, ma come parte integrante della sicurezza dell’attività.

#2 Degrado della compartimentazione e delle porte tagliafuoco

La compartimentazione antincendio divide l'edificio in settori separati per limitare la propagazione del fuoco e del fumo.

Le porte tagliafuoco devono mantenere nel tempo le prestazioni previste in progetto e la piena funzionalità in esercizio. Se vengono manomesse, lasciate aperte senza sistemi idonei, modificate con accessori non compatibili o inserite in compartimentazioni alterate da lavori successivi, la loro efficacia si riduce in modo significativo.

#3 Affidamento della manutenzione a tecnici privi di qualifica

Il D.M. 1° settembre 2021 definisce i criteri generali per il controllo e la manutenzione di impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio. Dunque, è fondamentale affidare gli interventi a soggetti competenti e verificare che operino secondo le disposizioni vigenti e le norme tecniche applicabili.

Affidare questi interventi a personale non adeguatamente qualificato o non idoneo rende più difficile dimostrare che la manutenzione sia stata eseguita correttamente secondo la regola dell’arte e non esonera dalle responsabilità in caso di malfunzionamento.

#4 Sottovalutare il rischio specifico dell'attività

Ogni edificio e ogni attività hanno un profilo di rischio specifico, determinato da fattori come il numero di occupanti, la destinazione d'uso, i materiali presenti e la configurazione degli spazi. Applicare misure standard senza una valutazione del rischio personalizzata significa intervenire in modo generico, senza affrontare le criticità reali.

Il D.M. 3 agosto 2015 (Codice di Prevenzione Incendi) introduce il concetto di approccio prestazionale: le misure antincendio devono essere proporzionate al rischio effettivo dell'edificio. Significa che due edifici con la stessa altezza e la stessa destinazione d'uso possono richiedere soluzioni diverse, in base alle caratteristiche costruttive e alle attività svolte.

La valutazione del rischio incendio è il documento che formalizza questa analisi. È obbligatoria per le attività soggette al D.Lgs. 81/2008 e costituisce la base su cui definire il Piano di Emergenza, scegliere i dispositivi adeguati e pianificare la formazione del personale. Affidarsi a un professionista per la sua redazione permette che nessuna criticità venga sottovalutata.

La prevenzione incendi si pianifica, non si improvvisa

I dieci errori descritti in questo articolo hanno una caratteristica comune: sono tutti evitabili con una gestione strutturata e aggiornata della sicurezza antincendio.

Manutenzione programmata, documentazione completa, personale formato e spazi conformi sono le quattro condizioni che definiscono un edificio sicuro e in regola.

La normativa fornisce gli obblighi. La loro applicazione richiede competenza tecnica, conoscenza delle scadenze e un sistema di controllo continuativo.

Una gestione professionale della prevenzione incendi riduce i rischi di responsabilità, protegge il patrimonio immobiliare e garantisce la sicurezza delle persone. La tua struttura è in regola sotto il profilo antincendio? Contattaci per un audit tecnico di conformità.

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